giovedì 24 luglio 2014

Il miglior filtro fotografico di sempre.


Non passa giorno, non passa corso, non passa amico e/o appassionato di fotografia che dopo aver visto per la prima volta le nostre foto ci chieda:
"...Maaaa per caso usate dei filtri particolari per fare lo sfocato dietro? perchè le foto sembrano cosi belle...con cosa le ritoccate? hanno cosi bei colori, sono cosi nitide...mi piacerebbe imparare ad usarlo, capirai io al massimo so usare Picasa..."


Beh, cosi rispondiamo a tutti una volta per tutte.
Usiamo il filtro "manco paremo noi" ( vedere video sotto come prova schicciante )
Quel filtro fatto di esperienza, tecnica e tanto amore, non serve photoshop.


Questo e' il miglior filtro fotografico di sempre.
L


Guarda il video sotto>


venerdì 11 luglio 2014

Lytro, la fotocamera che cambierà la fotografia?



Ammettiamolo. Le tante innovazioni snocciolate dai produttori di macchine fotografiche in questi anni ci hanno fatto certamente godere ma non hanno rivoluzionato il nostro modo di scattare. È vero, è arrivato il digitale, la connettività a bordo camera, i sensori sono diventati iper-sensibili e i sistemi di elaborazione elettronica sempre più potenti e sorprendenti. Ma il principio di funzionamento delle fotocamere di oggi non è molto diverso da quello delle macchine di 200 anni fa. Oggi come allora il fotografo deve posizionarsi davanti alla scena, mettere a fuoco e scattare.
Ecco perché l'annuncio di una fotocamera che elimina il fuoco (o, perlomeno, elimina la messa a fuoco così come l'abbiamo intesa finora) sta facendo il giro del mondo,  ne avevo parlato in anteprima tempo fa durate i mie corsi di fotografia, ricordate?

Lytro Illum, questo il nome del la nuova fotocamera, arriverà in estate (al prezzo di circa 1500 dollari) e viene definita dai suoi creatori come la macchina che cambierà il nostro modo di fotografare.

PRIMA SCATTI POI METTI A FUOCO
L'idea di fondo è quella di trasformare lo scatto in qualcosa di dinamico, capace cioè di essere modificato – nel fuoco, ma non solo – anche dopo il fatidico clic sull'otturatore. Merito di una tecnologia sulla quale si lavora da oltre due decenni ma teorizzata nelle sue fondamenta fin dai primi del Novecento.
Si chiama light-field (letteralmente "campo di luce") e di fatto sovverte i fondamenti stessi della fotografia: anziché misurare il colore e l'intensità con cui la luce colpisce il sensore, qui si fa in modo che la luce passi attraverso una fitta schiera di lenti (circa un centinaio nel caso della Lytro Illum) per comprenderne le variazioni di direzione. Un escamotage grazie al quale la fotocamera è in grado di capire con precisione quanto dista la sorgente di ogni fascio luminoso e dunque di avere una percezione delle tre dimensioni, proprio come l'occhio umano.

Ma se eliminiamo la messa a fuoco, il fuoco selettivo....che fotografia e' ?
Ne avevamo proprio bisogno?


martedì 8 luglio 2014

Quando una volta la fotografia si aspettava...

Dal blog di Luca Pianigiani...non potevo non riportarlo e non riportarlo cosi' com'è.
E' poetico, lucido, praticamente perfetto.
Leggete qua e ditemi cosa ne pensate.

Una volta, la fotografia richiedeva attesa. Si pensava con la testa, si studiava con gli occhi, si sentiva col cuore. E poi… e poi c’era l’attesa. Chi ha più capelli bianchi ha dovuto aspettare anche giorni: si portava il rullino al negoziante sotto casa, e poi passavano giorni e giorni prima di vedere il risultato del proprio lavoro, del tanto sognato risultato. Per chi è più giovane, ma sempre con qualche capello bianco in testa, ha vissuto invece il mito della “Stampa in 1 ora”. Si andava sempre dal negoziante, che però si era attrezzato con un minilab e voilà, in un’ora si poteva tornare per ritirare la busta. In questo, si è decretato il successo dei punti di produzione presso i centri commerciali: si arrivava, si lasciava il rullino e si andava a fare la spesa; in pratica la fotografia, nell’ordine, finiva nel carrello dopo il prosciutto, i pomodori, lo yogurt, la salsiccia, l’acqua minerale e gli ovetti Kinder (che stanno sempre accanto alla cassa…).
Poi è arrivato il digitale, e ha cambiato tutto: non più attesa, non più consegna al negozio. Tutto subito, un istante dopo lo scatto, direttamente sullo schermo LCD. Nessuna sorpresa, nessuna scoperta, nessun momento di ansia: la fotografia è diventata certezza immediata, se la nipotina fotografata aveva chiuso gli occhi proprio nel fatidico momento del “click” lo si ora lo si scopre subito (e non dopo un’ora o un giorno), e si corre ai ripari.Il fatto positivo è che si elimina qualsiasi elemento di delusione, e le incertezze non si trasformano in dubbi che ci lasciano senza dormire. Lo svantaggio? Beh, quello di spezzare il momento del sogno, di perdere l’incantesimo dell’attesa. Ed è una sensazione che non è un bene, non sempre.
L’insicurezza ci porta sempre a pensare di più, prima di fare, e si vede bene in giro che molte fotografie non sono pensate a sufficienza; per di più – un fatto anch’esso ricco di sfumature positive e negative – il “non costo” rende così naturale scattare a raffica che davvero nemmeno si fa più caso a quello che si fotografa, si fa esplodere una sequenza, un “frame” andrà pur bene… Una volta, non era così: la sofferenza era troppa, la delusione troppo cocente in caso di errore: bisognava fare in modo di non sbagliare, di sapere già quello che dovevamo aspettarci dal risultato, e allora gli insegnamenti di Ansel Adams sulla pre-visualizzazione tornavano davvero utili, fondamentali.
Osservo molto attentamente le persone, quando fotografano: quando usano una compatta è pressoché  inevitabile, ma quando si usa una reflex e si usa quindi il mirino all’occhio, un secondo dopo lo scatto si potrebbe evitare, ma si abbassano gli occhi e le dita vanno subito a “verificare”, premendo gli opportuni pulsantini, se la foto “è venuta“. Non dovrebbe essere necessario: se non si capisce nell’atto dello scatto se abbiamo fatto il nostro dovere, se abbiamo portato a casa la foto perfetta, se abbiamo bisogno di una verifica, allora quella insicurezza non ci permette di fare cose davvero “grandi”. Come in Star Wars, quello che conta è sentire la forza che è in noi, non cercarla nelle conferme esterne. Come si faceva, una volta? Mica che c’erano gli schermi LCD o il tethering WiFi sul computer eppure le foto erano giuste lo stesso.
L’insicurezza ci porta sempre a pensare di più, prima di fare, e si vede bene in giro che molte fotografie non sono pensate a sufficienza
La poesia ha dedicato all’attesa sonetti fantastici (Il Sabato del Villaggio di Leopardi ne è solo l’esempio più famoso), la fase del corteggiamento è senz’altro uno dei momenti più ricchi di emozione, l’attesa di un figlio che cresce nella pancia della mamma rappresenta un universo che si spalanca. Le cose più belle sono quelle che attendiamo, che dobbiamo attendere. Concedere alla fotografia, ogni tanto, quando possibile, di tornare all’attesa può essere un modo per farle recuperare magia e stupore.

mercoledì 2 luglio 2014

Blog nel blog, parlano di noi.



L'articolo di oggi è una matrioska.
Un articolo nel mio blog che parla di un articolo in un altro blog che parla di me :-)
Un ringraziamento a liricigreci per l'invito a far parte della loro "collezione" di artisti, ne sono onorato.

Leggi qua il blog.



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